BREVE BIOGRAFIA DI THEO GALLINO .

Theo Gallino nasce a Poirino (TO) nel 1957.   Frequenta studi di grafico pubblicitario.
Oltre alla pittura si dedica alla grafica, alla fotografia ed alla ceramica.
Vive e lavora a Chieri (TO).
La ricerca di tecniche, di mezzi e di nuovi materiali per sperimentare idee e realizzare progetti definiti è la peculiarità dell'attività artistica di Theo Gallino.
Negli ultimi anni la sua ricerca si concentra sul fumetto, che stampa su speciale carta e poi trasferisce su floc, o che importa direttamente su una tela fotografica che poi viene protetta da pluriball, che lungi dall'essere un elemento protettore per urti e botte, diventa il simbolo di una salvaguardia più intimamente privata e personale.
Questo materiale, portato in vario modo su tela, carta, floc, ceramica e persino video, è l'essenza dell'opera, un'icona quasi per ciò che si fa segno positivo tanto nell'uomo quanto nell'artista, divenendo simbolo assoluto di un sentimento che attinge e trae linfa vitale e costitutiva dalla storia, dalle passioni e dalla propria cultura.
Il pluriball, quindi, non come mezzo ma come fine. Ecco allora il "Fumetto protetto", un fumetto che rappresenta le passioni giovanili di intere generazioni, che porta in auge la dimensione impolverata del ricordo per preservarla dal flusso annichilente dell'oblio.
Le opere di Gallino, fatte di materiali e di supporti dalle concettualità anche molto differenti, rispondono alla sua necessità di rivolgersi al mondo per poterne avere un'esperienza quanto più diretta possibile, e per recuperare un vasto numero di realtà tendenzialmente votate ad una tragica scomparsa.
Nelle opere di Gallino troviamo un punto di equilibrio tra spunti ed intuizioni che spesso si prospettano come soluzioni oppositive ed inconciliabili, ma che nel suo lavoro risultano appunto amalgamate da una concettualità di tondo che attraversa in maniera trasversale tutti i suoi cicli di lavori, dai video, di cui in mostra abbiamo l'ultimo esemplare, fino a quelli sul preservativo, ai rayogrammi e alla serie dei barattoli, in cui un'oggettualità quotidiana e tradizionale si unisce ai valori visivi del fumetto sotto il segno di una enigmatica trasparenza. Ma questa concettualità non è presente solo a livello semantico, tant'è che coinvolge anche la composizione di Gallino, che concilia l'immagine sublimata nella sua evocazione di ombra fantasmica e cerebrale, con una carica visuale forte e connotata.
La fotografia, usata in chiave manipolatoria, è presente come possibilità sperimentativa che unisce una tecnologia moderna ad una mentalità conservativa affondata nello spazio semplice e puro del ricordo.
L'uso del pluriball inoltre non si limita ad un troppo facile ready-made o ad un uso secondario dell'oggetto posto ad assumere un'insolita funzione poetica, ma viceversa interviene con modalità primarie sull'oggetto stesso, costruendo inserti visivi inediti. Le opere di Gallino, in grado di apparentare passato e presente, mescolando figura ed astrazione, tecnologia e intensità poetica, in un gioco in cui le antinomie paiono per incanto conciliarsi. L'artista, pur prediligendo la dimensione del quadro, si è più volte dedicato alla contaminazione con l'oggetto, il design, e l'arte applicata, sperimentando un percorso artistico in cui poter trovare un nuovo e possibile rapporto tra artificio, poesia e natura.

 

“Chi decide che una rivista avvolta da pluriball è arte?” Oppure “Perché un artista fa sorgere la vita all’interno di una provetta?” Theo Gallino prova a rispondere a quesiti come questi, partendo dall’idea che Arte significa trasformare la realtà in cui viviamo, uscire dal quotidiano e attraversare una soglia oltre la quale possiamo trovare nuove domande e cercare nuove risposte. Artista di fama internazionale ha partecipato a numerose rassegne sia personali che collettive.
Per entrare un po’ di più nello specifico va precisato che il maestro torinese dopo alcuni cicli legati al preservativo in quanto oggetto–immagine,  ha affrontato un nuovo materiale: il pluriball, ovvero il polietilene a bolle usato negli imballaggi con lo scopo di riparare materiali fragili.
Quasi un simbolo concreto atto a creare opere d’arte nuove, elaborandolo con la fotografia oppure per realizzare installazioni di estrema contemporaneità.
Con il pluriball l’artista ha ottenuto notevoli effetti ottici e, talvolta, quando lo ha unito al fumetto creando il ciclo dei “Fumetti protetti”  è nata una sorta di collage, tecnica che deriva direttamente dal ready-made, ossia da quella idea di Duchamp che si possa far arte attribuendo nuovi significati ad oggetti già fatti. Il “Nuovo realismo” negli anni Sessanta, e soprattutto Rotella in Italia, ci hanno spiegato come questi pezzi di carta, per lo più foto, manifesti, riviste possono assumere significati diversi.
Attraverso Diabolik, Eva Kant, Tex, Alan Ford, Messalina, Isabella, l’artista coinvolge il fruitore in un noto mondo immaginario completamente rivisitato.
Le “burnie” appartengono ad un altro ciclo di opere in cui Gallino inserisce all’interno di contenitori di vetro elementi e tracce che hanno segnato il suo percorso: sono materie tratte per lo più dal mondo naturale mescolate ad ingredienti di origine chimica. Il maestro le definisce alchemiche, non tanto per l’aspetto legato al discorso semi – scientifico nato dall’incontro tra fisica e chimica, quanto piuttosto per il lato artistico che cerca la via della verità attraverso le trasformazioni della materia e che implica un’esperienza di crescita e un processo di liberazione e di purificazione spirituale per l’artefice dell’esperimento.
Le burnie come i processi e i simboli alchemici hanno un significato interiore nato dal legame tra la rappresentazione materiale e la trasformazione fisica del mondo che ci circonda.
Da citare sono, infine, le opere del “Mimetismo” che rappresentano un po’ la sintesi di tutto il lavoro precedentemente svolto.
Il mimetismo inteso come l’arte del nascondere all'osservazione visiva o a far sembrare qualcos'altro uniformi, mezzi e attrezzature militari è per Theo Gallino tutto ciò che diventa completezza di ogni sua teoria artistica. La mimesi militare intesa come unione di colori sintetici vicini al mondo dell’astrazione, o meglio dell’informale si uniscono al pluriball creando una straordinaria forza visiva.
Le divise, le stoffe che hanno segnato la storia delle forze militari diventano per lui strumento musicale e linguaggio, materia prima e oggetto d’indagine. Ma il suo problema è quello di un’esistenza cercata nel suo assoluto prima, o nel suo assoluto dopo, rispetto alle apparenze abituali. Non sappiamo se queste tele parlino di una rinascita, o di una condanna Kafkiana.
Intuiamo solo che siamo di fronte a un senso originario delle cose, ai loro minimi termini, alchemici o scientifici che siano, come se vedessimo la terra al di sotto della crosta terrestre. La visione ha qualcosa di estremo, di indecidibile. Non possiamo definire se sia tragica o felice, o se partecipi di entrambi gli aggettivi. L’unica cosa che percepiamo con chiarezza, nell’infinito turneriano del colore (in questo caso della mimesi) è l’assoluta marginalità dei segni.

 

 

CRITICA

"Avventurarsi in una piccola fenomenologia del lavoro di Theo Gallino significa imbattersi in un discorso sull’uomo, sul suo tempo, sui suoi miti e sulla sua mente, un discorso questo, estremamente complesso, che l’artista affronta non solo tramite il fumetto, ma anche attraverso altri cicli di opere, che offrono lo spaccato di una sensibilità contemporanea fragile e articolata. Così, se nei Fumetti Protetti il mondo fantastico dei supereroi viene preservato dalla frammentazione e dall’asfissia attraverso il pruriball, negli Specchianti e nei Segni del tempo forme, immagini, atmosfere e sensazioni si uniscono in un impasto vibrante, in cui l’uomo ritrova la strada per decifrare ciò che ha vissuto e per comporre una parte dello sviluppo umano percorso.
Ma ad una forte affermazione della vita contribuiscono anche tutti gli altri lavori, da quelli sul preservativo, simbolo positivo e attivatore di valori vitali connessi ad una responsabilità serena e attiva, alle installazioni fatte di piccole boccette d’acqua, delle provette che potrebbero contenere quasi il siero della vita, oppure, ancora, gli altri cicli fotografici con tutta la loro carica di tensione cerebrale ed emotiva. Quello che emerge, allora, è la presenza di una trama, di una rete di richiami da un lavoro all’altro, in cui istinto alla sopravvivenza, forza dell’immaginazione e senso del tempo e della storia, si uniscono e si mettono a confronto per darci tutto il sapore che è nell’uomo, un sapore fatto di tante preziose componenti che così vengono preservate dall’oblio, dalla noncuranza e dalla superficialità, del resto nel lavoro di Theo Gallino ci sono la vita, la mente, la razionalità e il confronto."
                                                                                                                                                Elena Forin

 

OPERE DI THEO GALLINO

 

 

 
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