L'Acropoli

Opera

Giulio Turcato. Arcipelago, metà anni '70

Artista:
TURCATO Giulio
Codice:
Arcipelago
Anno:
1975
Tecnica:
olio e tecnica mista su tela
Dimensioni:
cm 60x70
Note:
Autentica Archivio Giulio Turcato, Roma, a firma Ettore Caruso, numero archivio al retro.
Il ciclo "Arcipelago" di Giulio Turcato, sviluppato prevalentemente nella prima metà degli anni Settanta (con opere significative datate tra il 1970 e il 1975), rappresenta uno dei vertici della sua ricerca matura sulla materia, sul colore e sulla dimensione onirica dell'astrattismo.
L'analisi critica di questo ciclo mette in luce elementi chiave che definiscono la poetica dell'artista: La poetica dell'«Altrove» e dell'evocazione.
Come evidenziato dalla critica in occasione di importanti passaggi d'asta e mostre antologiche (un parallelismo spesso citato richiama l'assunto di André Breton nel Manifesto del Surrealismo, "l'esistenza è altrove"), le composizioni di Arcipelago si configurano come una costante evocazione che esclude la ovvietà del reale. Turcato non punta alla trascrizione geografica o naturalistica di isole e mari, bensì a una dimensione interiore ed emotiva. L'obiettivo fondamentale riprende la celebre definizione di Paul Klee: rendere visibile ciò che non sempre lo è, traducendolo non in pura conoscenza scientifica, ma in puro coinvolgimento emotivo. Una gestualità rarefatta e fluida. A differenza del segno violento e drammatico dell'Action Painting americana (come quella di Pollock), la gestualità di Turcato negli Arcipelaghi è descritta dai critici come estremamente fluida, pacata e sinuosa. Il colore e le forme fluttuano sulla tela definendo agglomerati e "isole" visive in modo controllato, organico e zen, dando vita a un'atmosfera marcatamente onirica e rarefatta. La sperimentazione dei materiali: Sabbia e pigmenti colorati, Dal punto di vista formale, il ciclo è un trionfo di tecnica mista. Turcato interviene sulla tela unendo a oli e acrilici l'uso di sabbie colorate e polveri d'oro o d'argento. Questa commistione crea rilievi tattili: La superficie smette di essere bidimensionale; le isole dell'arcipelago emergono fisicamente dalla tela creando micro-topografie cromatiche.
Cangianze luminose: La sabbia e i pigmenti reagiscono alla luce ambientale in modo mutevole. L'opera cambia aspetto a seconda dell'angolazione dell'osservatore, accentuando il senso di instabilità e fluidità tipico di un paesaggio marino e spirituale. Il colore come energia pura.
Negli Arcipelaghi, i contrasti cromatici (spesso giocati su fondi monocromi scuri, blu profondi, verdi accesi o variazioni di bianchi e grigi) dimostrano come per Turcato il colore non sia un elemento decorativo, ma energia pura e libertà espressiva. I frammenti materici isolati nello spazio della tela galleggiano come isole in un oceano cosmico o mentale, ridefinendo il concetto stesso di spazio pittorico.
Esposizioni:
2026 Giulio Turcato. Libertà del colore. OAGC OltreArte Galleria Contemporanea, Conegliano.
Bibliografia:
2026 Giulio Turcato. Libertà del colore. OAGC OltreArte Galleria Contemporanea, Conegliano.
Provenienza:
Collezione privata, Roma; Collezione privata, Treviso

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